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>APPRENDERE > Programma della scuola
È un termine molto comune nelle arti marziali Cinesi, e non ha una traduzione appropriata nella nostra lingua: “Fiato”, “Respiro”, “Aria”…
Energia o forza cosmica, energia vitale, energia interna, energia invisibile… Dilungarsi forse è inopportuno, perché non è possibile trovare una giusta interpretazione.
Importante è però pensare che il Qì deve essere interpretato come: fiato o sangue che, fluido, scorre dentro di noi.
Bilanciare il Qì è essenziale perché è lo scorrere di tutte le forze che ci danno energia per vivere.
Il Gong fu ci insegna che dobbiamo “respirare” in modo corretto e attraverso il respiro migliorare la resistenza, la stabilità e il controllo della mente.
Per fare ciò bisogna individuare e avere coscienza del Dan Tian, punto del nostro corpo che ha locazione all’incirca tre dita sotto l’ombelico e tre in profondità, e che corrisponde al nostro personale baricentro; è verso il Dan Tian che la respirazione va spinta, ed è al Dan Tian che bisogna pensare durante la respirazione. In occidente si tende a portare la respirazione verso movimenti toracici apicali, al contrario di ciò che si fa in oriente, dove si tende a portare il diaframma verso il basso durante l’inspirazione; una respirazione corretta con fasi lunghe e profonde è indice sia di salute fisica sia mentale.
Per raggiungere una corretta respirazione occorre esercitarsi nel respiro sia durante la fase meditativa sia durante il movimento. Per iniziare, ci si pone in posizione di meditazione e s’inizia ad inspirare lentamente e profondamente ascoltando il percorso dell’aria; la respirazione consente al praticante di mantenere il controllo emotivo e di non rimanere senza fiato.
(in basso il link al video)
METODOLOGIE DI STUDIO E SVILUPPO DEL QÌ
1. STATICO (WAN DAN)
Le forme statiche derivano dallo Yoga; occorre riuscire a contrarre solo i muscoli interessati a tenere la posizione e utilizzare la respirazione addominale profonda mantenendo la punta della lingua sul palato nella fase inspiratoria. Le forme di questo gruppo sono 11 e devono essere fatte in successione e con i tempi indicati.
2. QÌ GONG
L'addestramento nel Qì Gong può essere chiamato SAN TIAO ovvero TRE REGOLAZIONI ed è il modo più corretto in quanto il Qì Gong ha tre obiettivi:
Tutti i metodi di medicina cinese si basano nell'instaurare nell'uomo un flusso armonioso del Qì. Per fare ciò limitarsi a fare gli esercizi di Qì Gong in modo soltanto fisico senza curarne gli aspetti energetici mentali è pressoché inutile. Il kung-fu (Gong fu) è senz'altro una pratica salutare e senza dubbio porta a vantaggi psicofisici, ma per praticarlo in sicurezza occorre godere di buona salute e riuscire a ripulire spesso l'organismo dalle lesioni che la pratica durante l'addestramento procura.
3. QÌ GONG IN MOVIMENTO
4. IL METODO DEI TRENTA PUGNI (derivazione buddista)
GONG: LA FORZA; ABILITÀ NEL CREARE LA FORZA
1. Il problema è la forza, “GONG”: traduzione imperfetta dal cantonese ad indicare abilità nello sviluppo di forza, agilità, velocità, elasticità, equilibrio e qualsivoglia termine indicante sviluppo di una dote utile al fine.
2. Il Gong viene classificato in duro, morbido, fondamentale, interno ed esterno, tutto ciò è empirico e fuorviante in parte, perché il tutto non ha confini precisi, è mutevole ed il passaggio da un tipo di forza ad un'altra gioca su fili talvolta invisibili.
3. La differenza la fa l'uso che si sa fare del Gong e di come esso si sviluppa.
In linea generale, un buon addestramento comporta il condizionamento a tutti i tipi di Gong.