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Tai Ji Quan

APPRENDERE > Tai Ji Quan

il maestro Maurizio Fasolo

M° Maurizio Fasolo
Direttore Tecnico della Scuola Discipline Orientali Tai Ji Quan e responsabile tecnico H.K.A. per il Tai Ji Quan
»» Tel. 347-4157582

Dall'età di dieci anni, Maurizio Fasolo si dedica allo studio delle arti marziali.
Dal 1973 frequenta una palestra di Judo fino al 1980.
Sotto la guida del M° Bruno Agostinetto nel 1985 intraprende lo studio delle arti marziali Cinesi (Kung-fu) e nel 1996 riceve l’abilitazione all’insegnamento dal M° Sifu Roberto Saglia.
Nel 1990 inizia lo studio del Tai Ji Quan partecipando a seminari e stage di Maestri di fama internazionale come il M° Li Ron Mei, campionessa mondiale, M° Paola Wu Campionessa Nazionale, M° Vittorio Bottazzi con il quale studia lo style Chen, M° Marco Insalata con il quale studio lo style Yang.
La sua lunga esperienza lo ha portato ad insegnare ai bambini di scuola materna, adolescenti, adulti e portatori di handicap.

L'uomo superiore è calmo e magnanimo. L'uomo dappoco è sempre agitato


massima di saggezza orientale
video con applicazioni della tecnica della tigre

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Tai Ji Quan

massima di saggezza orientale

Nessuno è così ricco da buttare via un amico


LA STORIA DEL TAI JI QUAN - Fu Zhong Wen


Fu Zhong Wen nacque all'inizio del '900 nel nord della Cina, nella contea di Yong Nian. Qui praticò Yang Lu Chan, il fondatore dello stile Yang, colui che con dedizione e determinazione seppe conquistarsi il diritto di ricevere la trasmissione diretta della sequenza Taiji, custodita gelosamente dalla famiglia Chen.
Negli stessi luoghi si allenò anche suo nipote Yang Cheng Fu, di cui Fu Zhong Wen divenne allievo dall'età di nove anni, e ben presto il prediletto attraverso una pratica continua e tenace.
Fu Zhong Wen rimase sempre vicino al suo Maestro, accompagnandolo nei suoi viaggi allo scopo di diffondere in tutta la Cina il Taijiquan. Accettavano qualsiasi sfida, vincendo in maniera entusiasmante, a dimostrazione del valore del Taijiquan come tecnica di combattimento. Ma soprattutto lo facevano conoscere come strumento per ottenere salute e benessere: questa peculiarità, insieme all'opera di promozione iniziata da Yang Cheng Fu ha reso lo stile Yang così popolare al giorno d'oggi da essere praticato in tutto il mondo.
Alla morte del suo Maestro (1936), Fu Zhong Wen divenne il custode più importante ed accreditato dello stile Yang. Così continuò a pieno titolo l'opera di divulgazione iniziata da Yang Cheng Fu, fondando a tale scopo negli anni '40, a Shangai, l'Associazione Yong Nian Taijiquan. Instancabilmente dedicò tutta la sua vita al Taijiquan impegnandosi nell'insegnamento, nei viaggi, nelle conferenze, nella scrittura di libri. Neanche le privazioni e le avversità patite durante la Rivoluzione Culturale intaccarono la sua ferrea volontà. Quando gli veniva chiesto perché dopo tanti anni si desse ancora la pena di viaggiare per insegnare, lui rispondeva sereno: "Il mio unico desiderio è che la gente tragga beneficio dal praticare il Taijiquan. In questi anni ho visto tante persone tornare in salute dopo essersi dedicate al Taiji: questa è la mia più grande ricompensa".

LO SVILUPPO MODERNO


Dopo la rivoluzione culturale nel 1911, la pratica del Taiji Quan si incrementò notevolmente a Pechino soprattutto in virtù dei benefici che ad essa venivano attribuiti. Nel 1925 lo stile Yang venne insegnato ai professori di educazione fisica e introdotto in tutte le scuole. Inoltre, una grande manifestazione svoltasi nel 1935 in occasione del IV Campionato Nazionale di Wushu, vide esibirsi 3000 alunni delle scuole elementari nella pratica del Taiji Quan.
Il 1° ottobre 1949, con l'avvento della Repubblica Popolare Cinese, il presidente Mao Tse Tung diede grande importanza allo studio e alla diffusione delle arti marziali e, durante una seduta del Comitato Centrale del partito comunista dedicata alla profilassi, dette particolare risalto alla pratica del Taiji Quan.
Il 1° agosto 1956, grazie alla Commissione Statale per l'Educazione Fisica e lo Sport, venne pubblicato il "Jianhua Taiji Quan", testo contenente 24 movimenti ricavati dalle tecniche del Taiji Quan della famiglia Yang di Yang Chen Fu. Questa forma di breve esecuzione vede eliminati i movimenti difficili e le ripetizioni, risulta di più facile apprendimento ed è divenuta una delle forme più semplici e forse la più conosciuta in tutto il mondo.
Un anno dopo veniva pubblicato un altro libro "Lo Sport del Taiji Quan", testo figurativo per gli appassionati che desiderano elevare ulteriormente la loro abilità, contenente 88 movimenti della scuola Yang.
Nel 1958 alcune istituzioni sportive di Shangai crearono dei corsi di Tui Shou (mani che spingono) praticati a coppi, per promuovere lo sviluppo dell'aspetto marziale.
Intorno agli anni '60 vennero pubblicati e utilizzati altri testi sulle scuole Chen, Yang, Wu
, Sun e Wu .
Vi fu un notevole sviluppo e incremento di quest'arte, si aprirono scuole di formazione per insegnanti e la divulgazione fu resa capillare. Il Taiji Quan venne introdotto negli ospedali come terapia di riabilitazione, insegnato nei parchi a tutti gli interessati, inserito nelle organizzazioni popolari e governative, praticato nelle fabbriche e nelle scuole, sia nelle grandi città che nei piccoli paesi. Infine, nel 1979 un'altra grande pubblicazione raggruppava le tecniche delle principali scuole di Taiji Quan codificandole in una forma largamente conosciuta come la sequenza dei "48 movimenti" ideata da Men Hue Fong, nato nel 1937 a Zheng Hai Xie in provincia di Tian Jian.
Attualmente il Taiji Quan è arrivato a livelli di divulgazione incredibili, diffusissimo e praticato in tutti i principali paesi del mondo. Nonostante le molte scuole e i vari stili, i principi originari che lo generarono restano comunque invariati.





I DIECI PRINCÌPI DEL TAI CHI CHUAN - di Yang Chen-Fu


foto di Yang Chen-Fu
  1. Essere vuoti e agili e mantenere l'energia nella sommità del capo
  2. Tenere in dentro il petto e tendere la schiena
  3. Rilassare la vita
  4. Distinguere il "Vuoto" dal "Pieno"
  5. Abbassare le spalle e far cadere i gomiti
  6. Usare il pensiero (Yi) e non la forza muscolare
  7. Collegare l'alto e il basso
  8. Unire l'interno con l'esterno
  9. Legare i movimenti con continuità e senza interruzione
  10. Cercare la calma nel movimento

la tigre e la gru che si affrontano

I PRINCÌPI DEL TAI JI


1) Leggerezza: In ogni azione, l'intero corpo deve essere leggero. La leggerezza non si riferisce solo ai movimenti esterni, ma anche al controllo della mente. La leggerezza mentale è usata per controllare la leggerezza che si rivela nel movimento. Il principale scopo del TAI-CHI CHUAN è di coltivare la sensitività interiore piuttosto che di sviluppare la forza esterna. La sensitività si facilita riducendo la forza e la tensione muscolare. Perciò, all'inizio ci si deve concentrare sul rilassamento. Lasciate che i movimenti siano leggeri e naturali.
2) Lentezza: I movimenti del TAI-CHI CHUAN devono essere eseguiti con estrema lentezza. Più lento è il movimento, migliore sarà la concentrazione sui suoi dettagli. Inoltre, si sviluppa un più acuto senso dell'equilibrio. Nel TAI-CHI CHUAN il passo deve essere lento, deliberato e continuo e se necessario essere abili a fermarsi in ogni movimento. Calmando il corpo ne beneficiano all'interno i propri pensieri e le proprie emozioni. Rilassandosi completamente, con la lentezza, si diventa più delicati. Riflettendo la calma esteriore, il proprio io interiore diverrà calmo e immobile come l'acqua di un vecchio pozzo. Inoltre, muovendo il corpo lentamente, si permette alla propria consapevolezza di dirigere lo scorrimento del CHI aumentandone il suo flusso.
Quando le fondamenta della lentezza e della leggerezza sono poste, mantenere una velocità costante nelle azioni veloci sarà sempre possibile.
3) Movimento circolare: Tutti i movimenti del TAI-CHI CHUAN sono composti di circoli e non di linee rette, generando una forza superiore. I movimenti dovranno essere estesi, e ogni arco allargato al massimo, mantenendo però la correttezza delle posizioni.
Dopo aver sviluppato una certa abilità l'ampiezza degli archi andrà ridotta. Si deve essere intenzionati a rendere circolari tutti i movimenti, iniziando dalle mani e dalle braccia. Gradualmente, questi movimenti circolari si trasmetteranno al resto del corpo in modo che alla fine sarà lui a guidare mani e braccia.
4) Andamento costante: Nel TAI-CHI CHUAN si deve imparare ad eseguire ogni movimento deliberatamente e con lentezza. Durante l'esecuzione della forma, si deve principalmente imparare a sviluppare la disciplina della totale consapevolezza. La giusta tecnica implica la concentrazione sui movimenti, come se fossero costituiti da una serie di fotogrammi scattati a distanza, di una frazione di secondo. Con una pratica persistente, visualizzare una serie di posizioni statiche all'interno di ogni movimento diventerà quasi meccanico tanto che non servirà più sforzo cosciente. In fine quando si sarà acquisita la leggerezza (Ching) la lentezza (Man) il movimento circolare (Yuan) e l'andatura costante (Yun) lo stadio uomo sarà ultimato. Se le regole dello stadio uomo saranno state eseguite con profitto, nel momento in cui si pratica il TAI-CHI all'aperto nessun animale verrà disturbato.

guarda il
diagramma del Taiji


CHE COSA È IL TAI CHI CHUAN


I movimenti del Tai Chi da una prima osservazione potrebbero suggerire una specie di danza, in realtà è qualcosa di molto più complesso. Potremmo considerarlo una sintesi tra arte marziale, metodo terapeutico e via alla trascendenza, cioè alla conoscenza che va al di là dei limiti umani.
Il Tai Chi è stato definito anche una meditazione in movimento e una disciplina interna. Vediamo di chiarire inizialmente la differenza tra disciplina interna ed esterna.
Gli esercizi esterni si sforzano di sviluppare la muscolatura e di rafforzare gli arti, mentre gli esercizi interni come il Tai Chi impiegano concentrazione mentale per agire sulla respirazione e la circolazione sanguigna e influenzare la vitalità e lo spirito. Quindi i movimenti del Tai Chi non si limitano a migliorare il fisico, ma aiutano gli organi interni e sviluppano l'armonia tra mente, corpo e spirito. La respirazione, i movimenti e la mente insieme contribuiscono al raggiungimento della salute e della longevità.
1) I movimenti sciolgono le articolazioni e favoriscono la circolazione del sangue, ne risulta una migliore elasticità, una migliore resistenza alla fatica e una minore soggettazione a traumi. Migliora anche il funzionamento degli organi interni.
2) I movimenti del Tai Chi sono coordinati con la respirazione. Questa risulta profonda e addominale; per sottolineare l'importanza di una respirazione profonda, mi limiterò a dire che ogni cellula del nostro corpo per essere vitale necessita di una buona ossigenazione, attraverso lo scambio con il sangue, quindi sarà tanto vitale il nostro organismo quanto corretto sarà il nostro modo di respirare.
3) Un altro aspetto molto importante, l'ottenimento di una condizione mentale pacifica e positiva. Per un'analisi più approfondita dell'aspetto terapeutico del Tai Chi, occorre però prendere in considerazione una concezione del corpo umano differente da quella occidentale. Viene considerata un'energia vitale, non quantizzabile di carattere psichico.
I cinesi lo chiamano (chi) e può essere paragonata al prana dello yoga.
Un organismo è in salute se quest'energia scorre liberamente in tutto il corpo attraverso canali preferenziali.

I movimenti del Tai Chi, la respirazione e la concentrazione permettono al Chi di diffondersi. Questa energia vitale può essere incrementata all'interno del nostro corpo aumentandone così le potenzialità. Questo è possibile nel Tai Chi grazie alla pratica, oltre che della forma, di tecniche respiratorie e della meditazione.
Le tecniche respiratorie prendono il nome di Chi Kung (allenamento del respiro) e sviluppano il metodo per permettere al respiro e al Chi di penetrare ogni parte del corpo. Negli stadi iniziali di meditazione, che può essere attuata sia in piedi, che in posizione seduta, la concentrazione mentale guida l'energia partendo dal Tan-Tien, che è il centro psichico posto sotto l'ombelico considerato l'origine del Chi, lungo canali psichici del corpo e la riconduce poi nel Tan-Tien.
La meditazione quindi si integra alla pratica del Tai Chi.
Ho detto che il Tai Chi viene considerato una meditazione in movimento.
Per quanto riguarda la forma questo è vero se si considera l'atteggiamento del praticante, che come nella meditazione ha il corpo diritto, la mente quieta e i movimenti sono guidati dal Chi. Il Chi è fondamentale anche nell'aspetto marziale del Tai Chi.
Osservando i movimenti delicati e lenti della forma, è difficile comprendere come questi possono essere impiegati nel combattimento e nella difesa personale.
Occorre naturalmente affinare la tecnica, che deve essere guidata dal Chi, non vincolata alla prestanza fisica e quindi impiegabile con successo da chiunque, uomini e donne.
Pensieri di un maestro di quest'arte in merito:
"Praticando il Tai Chi per anni, gradualmente si percepirà che ogni suo movimento è il movimento dell'Universo stesso, si può arrivare a sentire il proprio corpo muoversi come il ramo sospinto in ogni direzione dal vento. Anche il respiro diventerà parte dell'Universo e ci apparirà istantaneamente in una gigantesca danza cosmica. Diverremo allora il Tai Chi ed esso diverrà noi.
Molte religioni insegnano ai loro fedeli a identificarsi con un Dio. Questo sistema di identificazione considera però due entità, un individuo e il suo Dio. L'identificazione nella filosofia del Tai Chi elimina questo dualismo. Tu sei il Tai Chi e il Tai Chi è te. Ora sei tu l'Universo, ogni cosa che l'Universo rivela sei tu. Gli esseri umani sono identificati con te e tu con loro. Perciò tu soffri se gli altri soffrono, sei felice se gli altri sono felici e i problemi degli altri diventano i tuoi. Questa totale identificazione è il fondamento dell'armonia universale e della pace mondiale, ed è solo dopo questa realizzazione che si può capire come l'Universo sia bellissimo e la vita meravigliosa.

Thich Nhat Hanh

Prendersi cura di se stessi
purificando i veleni della mente.
Coltivando l'energia della calma presenza
scaturisce dal cuore la pura acqua della comprensione
che risana le ferite della vita.

I sangha, la comunità spirituale, è la nostra nuova direzione, e la sua costruzione è il compito più nobile che abbiamo davanti. Per costruire un sangha dobbiamo aprirci gli uni agli altri e a condividere esperienze, intuizioni e visioni profonde, tempo e affetto. In questo nuovo secolo il sangha dev'essere il rifugio che può accogliere tutti...
Se siamo tante gocce d'acqua e cerchiamo di raggiungere l'oceano come singole gocce, è certo che evaporeremo per strada: per arrivare all'oceano bisogna andarci come fiume.
Nella nostra vita quotidiana impariamo a fare parte di quel fiume:
impariamo a osservare con gli occhi del sangha, a camminare coi piedi del sangha, a provare sentimenti con un cuore di sangha. Ci dobbiamo allenare a considerare la felicità della nostra comunità come la nostra personale felicità...

"Ascolta, ascolta
questo suono meraviglioso
mi riporta
alla mia vera casa"


Dimorare felicemente nel momento presente
vivendo profondamente ogni momento della nostra vita quotidiana.
Imparare l'arte del vivere consapevole
entrando in contatto con gli elementi meravigliosi, vitali e salutari
che esistono in noi e intorno a noi.
...perché tutte le volte che torniamo al respiro
in consapevolezza e presenza mentale
possiamo dire

"Sono arrivato, Sono a casa"

...perché tutte le volte che raggiungiamo la nostra vera essenza
tornando al respiro in consapevolezza
possiamo ancora dire

"Sono arrivato, Sono a casa"



(Thich Nhat Hanh, L'unica nostra arma è la pace)

QI GONG


La mattina molto presto a Pechino, nel parco dei bambù o nei giardini vicino al Tempio del Cielo, così come a Shangai, lungo il Bund, il famoso viale che costeggia il fiume Huang-Pu, si vedono uomini e donne di ogni età abbandonarsi a una gestualità lenta: è il Qi Gong, una pratica taoista antica di 7 mila anni che serve per ottenere salute e longevità.
Senza dubbio all'origine del Tai Ji Quan, il Qi Gong ha gettato le basi di numerose arti marziali e, si dice, anche dell'agopuntura. Nel corso dei secoli ha subito perfezionamenti e suddivisioni. Oggi raggruppa oltre 250 scuole con le relative varianti a seconda che si dia priorità alla respirazione, all'energia, al fisico, all'aspetto terapeutico oppure alla meditazione.
Il Qi, o Ji (Ki per i giapponesi, prana per gli indiani) si traduce di solito con respiro. Rappresenta a un tempo l'energia fondamentale, che circola per tutto l'universo, e l'energia vitale di un individuo ereditata dai genitori.
Quest'ultima può rafforzarsi, migliorare, stabilizzarsi. Il Qi si trova nell'aria che respiriamo, negli alberi che ci circondano. Attraversa il nostro corpo e gli dà la sua vitalità. Così il Qi Gong significa padronanza del respiro, sia da parte del corpo che della mente.
L'uomo è un microcosmo, un mondo in miniatura, riflesso del macrocosmo, l'universo. L'individuale e l'universale sono intimamente legati. L'uomo rappresenta l'intermediazione fra la Terra e il Cielo, l'asse fra questi due poli.
In origine il Qi Gong veniva praticato dai taoisti, era una via spirituale d'unione con il tutto. Poi, fu trasmesso dai monaci buddisti e infine dalle scuole del confucianesimo.
Recentemente, diversi Maestri di Arti Marziali o Qi Gong ne hanno divulgato la conoscenza e i medici lo utilizzano a scopo terapeutico.
Lungo la strada ha perso il carattere primigenio di Via per la realizzazione spirituale diventando soprattutto una tecnica per ottenere vitalità e salute.
Per praticarlo, si raccomanda di scegliere un luogo a contatto con la natura, dove l'aria non sia inquinata. La presenza di alberi, acqua e luce favorisce la respirazione, la regolazione delle energie e la serenità. Il momento ideale è al mattino presto.

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