Hung Kuen Association

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Teoria e precetti

APPRENDERE

UNA SCUOLA DI HUNG GAR KUNG FU...


Non è un club sportivo o un circolo ricreativo, ma una sorta di patriarcato.
Basata al pari delle altre Scuole tradizionali di Kung Fu su di una solida struttura familiare, a capo troviamo il membro più anziano (per esperienza) ovvero il SIFU, insegnante diretto.
I TODAI, gli allievi, si considerano suoi figli, il termine SIFU infatti può essere inteso come PADRE. Quest’ultimo tratta i TODAI come figli e si occupa di loro non solo per quel che riguarda le tecniche di Kung Fu. Il SIFU aiuta qualsiasi allievo bisognoso con consigli e fatti, acquistando valore anche al di fuori dell’ambito della sala di allenamento.
Tutti gli allievi sono tra di loro fratelli di pratica, eccetto il più anziano che è chiamato SIHING e il più giovane che è chiamato SIDAI.
È al SIHING che devono rivolgersi i TODAI prima che al SIFU; quest’ultimo è interpellato solo ed esclusivamente per chiarimenti se il SIHING non è in grado di dare aiuto. Si seguono le lezioni del SIFU in silenzio e attenzione, occorre essere puntuali e chi manca o ritarda deve scusarsi.
Chiunque entri nella sala di allenamento deve salutare il SIFU.
L’allievo se è corretto non deve mai contraddire ma ringraziare e prima di ogni domanda deve premettere la parola SIFU.
Da tutto ciò ne consegue che una Scuola di Hung Gar Kung Fu non è solo un luogo dove si fa attività e si impara a difendersi.

IL WU-TE


È l’insieme delle 5 virtù ed è definibile come un vero proprio codice marziale al quale tutti i praticanti della H.K.A. si devono attenere.


  1. DECORO

  2. RIGORE

  3. MANTENERE LA VIA INTRAPRESA

  4. OPEROSITÀ E DEVOZIONE

  5. UMILTÀ, PAZIENZA E SOPPORTAZIONE


Un praticante di arti marziali:



  • Deve approvare e coltivare il WU-TE

  • Deve essere umile e modesto

  • Deve praticare con umiltà

  • Deve prevenire e controllare le difficoltà

  • Deve controllare la rabbia e le emozioni

  • Deve essere d’esempio

  • Deve portare rispetto alla Scuola e alla sua arte

  • Non deve impegnarsi in combattimenti

  • Non deve usare le proprie capacità per intimidire gli altri

  • Non deve entrare in discussione

  • Non deve diffamare o sminuire gli altri



PRATICARE L'HUNG GAR KUNG FU


L’Hung Gar Kung Fu richiede allenamento che coinvolge il corpo nella sua globalità e ne permette lo sviluppo armonioso e bilanciato.
La varietà di tecniche sia di piede sia di mano, movimenti dinamici di balzo, molleggio e torsione sono inseriti in un programma sistematico che accompagna il praticante nella sua crescita tecnica e mentale.
Le posizioni creano un’ancora stabile da cui far partire gli attacchi, il lavoro isometrico sui muscoli sviluppa notevole potenza negli arti inferiori, gli attacchi portati con le braccia sviluppano coordinazione e potenza nella parte superiore del corpo.
Il tutto tende a far assomigliare il praticante di Hung Gar ad una torre da cui mai si arretra ma dalla quale escono cannonate rapide, imprevedibili e dirompenti.
L'addestramento vigoroso dello stile comprende dai 60 agli 80 movimenti base, che se fatti correttamente sviluppano il sistema scheletrico-muscolare, sottoponendo ad un lavoro intensivo le articolazioni, rafforzando così tendini e legamenti, stimolando altresì il metabolismo in generale.
Col tempo è in grado di migliorare il rendimento del sistema nervoso. Armonia tra movimento, mente e concentrazione sono in grado di portare ad un benessere psicofisico ottimale.
La ripetizione del movimento è enfatizzata perché solo la perseveranza premia, la coordinazione di mani e piedi, sguardo, corpo e mente è essenziale durante l’esercizio dell’addestramento.
Il praticante deve raggiungere l’istinto e la naturalezza più completa nel movimento fino ad ottenere automatismo nella tecnica e diventare esso stesso la tecnica. Questo è d’importanza assoluta, in quanto finché non si raggiunge una fusione individuo-metodo non si può essere sicuri dell’applicabilità delle tecniche; nulla è certo in combattimento e non esistono attacco o difesa assoluti.



LE TRE REGOLE FONDAMENTALI DELL'HUNG GAR



  1. TENERE LE POSIZIONI FISSE

  2. SVILUPPARE ABILITÀ NELL'USO DEL CH'I

  3. COMBATTERE


LE OTTO ATTENZIONI DEL PRATICANTE DELL'HUNG GAR


1. Gli occhi sono il tramite tra lo spirito e il mondo; attraverso gli occhi il mondo ci entra dentro e attraverso lo sguardo noi manifestiamo ciò che si ha nel cuore; i nostri occhi devono avere la capacità percettiva dell’aquila ma lo spirito che deve trapelare dev’essere calmo e libero da ogni distrazione della mente.

2. I pugni devono essere saette (dardi); i movimenti delle mani e dei pugni sono distinti fra di loro; quando si lancia il pugno la sensazione deve essere di un fulmine che trattenuto a lungo esce con il piacere di irrompere.

3. Il bacino è come un serpente, come una catena che si srotola, così i movimenti del bacino devono essere trasmessi in rotazione alle spalle (braccia e mani devono necessariamente essere coordinate).
4. Il lavoro dei piedi deve dare la massima stabilità e permettere così al corpo l’utilizzo dei soli movimenti necessari all’azione senza inutile dispendio d’energia.

5. L’energia vitale deve essere manifestata in tutti i movimenti; in tutti i movimenti occorre impegnare la massima vitalità.

6. Il respiro è il cibo principale della vita, va coordinato al movimento e deve essere naturale; il suo scorrere deve dare la sensazione di qualcosa di liscio che non trova ostacoli a penetrare in noi; nella fase inspiratoria bisogna immaginare l’aria come una colata di acciaio che entra dentro di noi fino al Dan Tian; nella fase espiratoria il pensiero va ad una foglia che d’autunno si stacca dal ramo e scivola leggera e lieve fino a terra. Durante il movimento bisogna essere come la palla che se piena d’aria si muove con dinamicità.

7. Potenza.

8. La destrezza e l’abilità devono essere al massimo delle possibilità.

IL GENERALE KUAN


Una tra le divinità del “Pantheon” cinese, forse la più potente e venerata ancora oggi, è Kuan Kung detto anche il Generale Kuan, Kuan Ti, Kuan Yu, o Wu Ti.
Era un grande guerriero, realmente esistito, nacque infatti in Cina nel 162 d.C., alla fine del periodo della dinastia Han — nell’odierna Shanzi. La sua vita fu narrata in un classico della letteratura cinese: “Il Romanzo dei Tre Regni”; morì all’età di 58 anni nel 220 d.C., decapitato perché non volle unirsi al nemico.
Kuan fu cresciuto ed educato da sua madre, si narra che da giovane per difendere dei suoi concittadini più deboli uccise un uomo malvagio ma molto potente e per questo fu costretto a scappare dal suo paese. Per vivere e sostenersi girovagava nelle campagne accettando umili lavori, ma un giorno nell’osteria di un villaggio incontrò due giovani: Liu Pei e Chang Fei, come lui senza casa e senza un lavoro fisso. La leggenda vuole che in quello stesso giorno, in un frutteto fiorito di peschi, suggellarono la loro amicizia stringendo un patto di eterna fratellanza: sarebbero vissuti l’uno per l’altro e sarebbero morti insieme. (Ancora oggi l’immagine di Kuan Kung è spesso raffigurata insieme a quelle dei suoi due inseparabili amici, quale emblema di lealtà è affissa in molte scuole di arti marziali tradizionali cinesi). In seguito Kuan Kung, Liu Pei e Chang Fei risposero alla chiamata di reclutamento fatta dal governo per sopprimere la rivolta di un gruppo che si chiamava “Le Sciarpe Gialle”. I tre fratelli si misero a capo di 300 uomini che organizzarono e comandarono, contribuendo così alla sconfitta dei ribelli. Negli anni che seguirono combatterono diverse volte e sotto diversi signori, ottenendo sempre più meriti e riconoscimenti. Il loro forte legame di lealtà e fratellanza non fu messo alla prova fino a quando incontrarono il famoso e brillante Generale Tsao Tsao; questi era molto ambizioso e voleva usurpare il trono della dinastia Han. Purtroppo Liu Pei era imparentato con la famiglia imperiale e quindi anche Kuan Kung e Chang Fei non potevano che combattere in nome dell’Imperatore contro Tsao Tsao.
Ma il Generale Tsao Tsao, avendo sentito della particolare abilità marziale di Kuan Kung, organizzò la sua cattura perché lo voleva tra le sue file come generale delle sue truppe; Kuan Kung decise di non arrendersi, preferiva morire. Kuan Kung comunicò al generale che si sarebbe arreso, solo alla condizione che qualora avesse saputo che Liu Pei era ancora vivo sarebbe potuto recarsi da lui. Il Generale Tsao Tsao accettò ma provò in tutti i modi a corrompere Kuan: gli offrì la moglie e tutte le concubine di Liu Pei che aveva catturato, gli offrì seta, oro, donne e terre, e la nomina di generale, ma Kuan Kung rifiutò decisamente. Essendogli giunta la notizia che Liu Pei era ancora vivo, lasciò tutto, tranne il suo cavallo, e prendendo sotto la sua protezione la famiglia di Liu Pei, combatté duramente fino a raggiungere il suo amico.
L’alto livello di integrità e lealtà distinse per sempre Kuan Kung dagli altri guerrieri, è per questo che fu venerato come Dio della Guerra. Poiché incarnava “l’azione retta” è anche conosciuto come il Dio della rettitudine, della giustizia, dell’onestà e della virtù, ed è stato venerato da tutti: sia dagli imperatori di tutte le dinastie, sia dai soldati, dai praticanti delle arti marziali e dalla gente comune.
Kuan Kung è famoso e potente oggi quanto lo era in passato. È giusto che i praticanti delle arti marziali cinesi tradizionali estendano il loro rispetto a questo protettore della rettitudine, della palestra, del teatro, della casa, degli affari. Egli era un uomo che nella sua vita come nella sua morte mostrò coraggio, lealtà ed integrità, perciò rimane e rimarrà sempre quale esempio di alto carattere etico, morale e retto.
Nello Shanzi meridionale, alla periferia di Yur’ Cheng, un tempo una cittadina ricca di storia e ora un ammasso deprimente di case grigie costruite da poco, c’è un gran tempio edificato durante la dinastia Sung in onore di Kuan Kung, raffigurato sempre con la faccia tutta rossa: è anche uno dei protagonisti ricorrenti nell’opera classica. Per secoli la gente ha reso omaggio a quel tempio, facendolo diventare il centro di un vero e proprio culto.
Nel 1957, il tempio era ancora in perfetto stato e un pittore locale aveva finito di lavorare a dei grandi affreschi raffiguranti la vita e le gesta di quest’eroe popolare, dalla faccia rossa e dalla lunga barba nera.
Poi anche qui, come dovunque, venne la Rivoluzione Culturale, ma quando nel 1966 i ribelli maoisti si avvicinarono al tempio per distruggerlo, si trovarono chiusi fuori. Zhang Jie-Xiang, la donna che era responsabile dell’intero complesso, e i suoi sei assistenti sprangarono le porte e si barricarono dentro. L’assedio durò tre mesi.
“Voi avete le chiavi, ma noi abbiamo il potere”, urlavano da fuori i ribelli. La signora Zhang, però, aveva la popolazione locale dalla sua. Di notte la gente riusciva a lanciare agli assediati, di là dalle mura, involti col cibo, e alla fine le Guardie Rosse rinunciarono ad averla vinta e se ne andarono.
Nel 1969, le autorità maoiste della contea ordinarono che il tempio fosse trasformato in una scuola, ma la signora Zhang assegnò uno solo dei suoi cortili al progetto e poi, per evitare che la scuola fosse usata come scusa per entrare nel resto del tempio, costruì tutt’attorno alla scuola un alto muro di cinta.
Oggi, il tempio di Kuan Kung è l'unico posto della provincia perfettamente conservato e quello in cui esiste ancora quell’aura di mistero e di fascino che era di tutta la Cina. I vari padiglioni sono intatti, gli altari hanno tutti i candelabri, i bracieri per l’incenso, i vasi di bronzo, le statue. Le leggendarie armi di Kuan Kung si trovano ancora nella vecchia armeria, e in un angolo buio del padiglione principale c’è ancora lui, Kuan Kung.


POEMA SIL LUM PAI


La vera essenza di qualsiasi forma è la padronanza di sé stessi.
Questo può essere al meglio rappresentato nel poema “sil lum pai”, che somma i dodici modelli del gong fu.


Per praticare gong fu naturalmente,
bisogna iniziare con “un cavallo stabile”,
gli occhi devono guardare in ogni direzione,
usare mani rapide per la protezione,
qualsiasi azione prima che tu parta
inizia sempre con un cuore calmo,
morbido come il cotone e duro come l’acciaio,
devi sentire i cinque cancelli del tuo corpo,
l’azione si sviluppa mentre la difesa si trasforma in offesa,
4 once dissipano 1000 libbre,
attacca in 8 modi, evita l’uccisione,
pratica e persevera per mantenere l’abilità,
come due serpenti in un combattimento feroce,
non puoi dire dove sia seduto il Budda.


LE SEI ARMONIE DEL POTERE


Per praticare un buon Hung Gar occorre essere in possesso del controllo di sei armonie, tre esterne e tre interne.
Se si esercita la pratica del tenere le posizioni, sia le armonie esterne sia quelle interne vanno bilanciate, cosicché il lavoro dei muscoli non sia da ostacolo ai movimenti e alla tecnica che deve essere perfetta; questo significa che quando si usa un movimento preciso i muscoli non interessati devono mantenere un tono rilassato per non ostacolare quell’esercizio in particolare. Non vi deve essere tensione interna e devono essere rimosse distrazioni e pensieri in modo che non vi siano inibizioni di sorta alla pratica intrapresa.
Importante è altresì la respirazione che deve essere coordinata con lo sforzo compiuto e deve indurre alla calma e al completo controllo della mente.

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